Università degli Studi di Palermo

Prof. Maurilio Caracci

Corso di Laurea in Scienze della comunicazione (V.O.) e Diploma Universitario in Tecnica Pubblicitaria

Materia: Marketing

Libri di testo e dispense utili al completamento del programma

La psicologia dei costrutti personali di George A. Kelly
di Furio Pesci


1. Considerazioni introduttive. Kelly e Dewey

L'opera di George A. Kelly (1905-1967) costituisce un corpus teorico che nel nostro Paese non ha mai avuto ampia diffusione e del quale, anzi, la conoscenza è stata, fino ad ora, limitata ad un numero relativamente ristretto di specialisti.

In effetti, occorre dire che su questa scarsa penetrazione delle teorie di Kelly nel nostro Paese ha probabilmente influito anche il diffondersi di altre costruzioni teoriche per molti versi analoghe a quelle di Kelly, studioso che si può inquadrare nell'ormai ampio e variegato alveo del "costruttivismo". La situazione italiana è, d'altra parte, almeno a quel che risulta a chi scrive, del tutto conforme a quella di altri Paesi, nei quali la ricerca psicologica ha avuto ed ha tuttora grande sviluppo.

Un altro influsso negativo per la diffusione dell'opera e del pensiero di G. A. Kelly è stato esercitato, peraltro, dalla sua stessa vicenda esistenziale ed intellettuale; morto a 62 anni, quindi ancora in età non molto avanzata, il suo nome e la sua fama sono legati ad un'opera di grande mole, The Psychology of Personal Constructs (Kelly, 1955), che rimane l'unico libro interamente scritto da Kelly, la cui produzione scientifica è relativamente ristretta. Lo stesso Kelly, del resto, dopo la pubblicazione del suo "capolavoro" (un'opera in due grossi volumi, per complessivamente circa 1200 pagine) ebbe a disposizione solo pochi anni per continuare la sua ricerca e per organizzare il gruppo di studiosi che si formarono alla sua scuola e che ne hanno proseguito, in vario modo ed anche con un certo eclettismo, l'opera.

La psicologia dei costrutti personali è rimasta, così, una teoria legata essenzialmente al nome di Kelly, ben presto classificata tra le prime espressioni del costruttivismo americano, grazie anche all'apprezzamento espresso da studiosi come J. S. Bruner, e forse troppo precocemente relegata nella "storia" di questa corrente, come se fosse priva, rispetto ad altri "costruttivismi", di prospettive d'approfondimento e d'applicazione.

In effetti, pur avendo "conquistato" una sua collocazione specifica nel panorama scientifico della psicologia nordamericana, come sta a dimostrare la presenza di voci espressamente dedicate ad essa nei principali repertori di psicologia editi dagli anni Settanta in poi, un limite pressoché insuperabile per una maggiore affermazione della psicologia dei costrutti personali è stato costituito dal fatto che il suo ideatore, pur avendola concepita come supporto ad un'applicazione di stampo prioritariamente psicoterapeutico, non ebbe modo di convalidarla con un lavoro clinico adeguatamente ampio. Per questo motivo, si può dire che, mentre la psicologia della personalità elaborata da Kelly rappresenta ancora oggi una veduta teorica sull'uomo utile ad una conoscenza e ad uno studio dell'individuo, la sua impostazione psicoterapeutica è stata almeno parzialmente superata da altri approcci metodologici più specificamente centrati sul lavoro clinico.
Nonostante questi rilievi critici, la teoria dei costrutti personali appare dotata ancora oggi di un notevole potenziale applicativo, sia sul piano di una conoscenza di tipo, per così dire, "antropologico" e "fenomenologico" della personalità umana, sia, di conseguenza, per la varia applicabilità che i concetti teorici principali della teoria di Kelly possono trovare anche in altri settori dello studio dell'uomo, tra i quali quello pedagogico è, in questa sede, privilegiato per il particolare interesse che riveste in generale e per le "intuizioni" pedagogiche implicite nell'opera dello stesso Kelly.

Un implicito interesse per le dimensioni educative dello studio della personalità umana è rilevabile anche dai riferimenti teorici di questo studioso. Kelly, nato nel Kansas, prima di dedicarsi alla psicologia ebbe una formazione universitaria in fisica e in matematica. Studiò poi sociologia dell'educazione e, dopo un anno di studi a Edinburgo, concluse la sua formazione nell'Università dell'Iowa, conseguendo il titolo di Philosophiae Doctor in psicologia. Cominciò, quindi, l'insegnamento e la ricerca accademici presso il Fort Hays Kansas State College, trasferendosi poi, e rimanendovi per la maggior parte della sua vita di studioso, nell'Università dell'Ohio, presso la quale diresse a lungo i programmi di ricerca nel campo della psicologia clinica, ricoprendo cariche di un certo rilievo nell'American Psychological Association. La formazione e poi l'attività di studio di Kelly si svolsero nel periodo della massima affermazione del pensiero deweyano, che influenzò molto l'opera di Kelly, come egli stesso ammise esplicitamente in più punti del suo libro fondamentale. E' utile prendere in considerazione questi richiami a Dewey, che non sono mere attestazioni generiche, ma si inseriscono sempre in contesti significativi della trattazione di Kelly ed illustrano le "potenzialità" pedagogiche di questa teoria.

Il testo di Dewey che maggiormente interessa Kelly è Come pensiamo, che infatti figura anche nella bibliografia dell'opera maggiore. Non si tratta di un riferimento generico; Come pensiamo fu, infatti, una delle più felici espressioni della psicologia deweyana, nella quale si ritrovano organicamente connesse le posizioni fondamentali della filosofia di questo autore e le sue vedute in campo psicologico. Fu anche un testo che raggiunse tirature elevate, con traduzioni in varie lingue, certamente uno dei "successi" editoriali maggiori di Dewey. Non va dimenticato, del resto, il particolare che si tratta di un'opera rivolta anche agli insegnanti. La riflessione psicologica deweyana si situa, infatti, quasi sull'ideale linea di confine tra filosofia e pedagogia, considerata, quest'ultima, dal filosofo americano come un vero e proprio banco di prova di qualsiasi idea filosofica. Kelly, quindi, dalla sua prospettiva di psicologo, valorizza tra le fonti di riferimento del suo lavoro precisamente quest'opera deweyana, soffermandosi a più riprese sugli aspetti caratterizzanti del suo rapporto con il pensiero di Dewey.

Così, nel terzo capitolo della sua opera teorica complessiva (Kelly, 1955), dopo aver esposto le caratteristiche epistemologiche della sua impostazione (occorre sottolineare l'interesse e la sensibilità di questo studioso verso i problemi epistemologici della sua disciplina, che lo contraddistinguono rispetto a molte altre voci della psicologia contemporanea) e dopo aver descritto le sue posizioni di fondo (sulle quali si tornerà, ovviamente, più avanti), Kelly afferma che l'assunto di fondo della sua teoria riguarda il carattere "anticipatorio" del comportamento umano e della conoscenza. Stabilendo una relazione d'affinità molto stretta tra la logica della ricerca scientifica e quella del comportamento quotidiano (e quindi, anche della struttura della personalità individuale) Kelly riconosce che fu soprattutto Dewey a porre "l'accento sul carattere anticipatorio del comportamento e sull'uso delle ipotesi nel pensiero individuale" (Kelly, 1955, p. 129 - la traduzione dei passi citati è dello scrivente), e prosegue, precisando che "la psicologia dei costrutti personali segue Dewey sotto questo riguardo" (Kelly, 1955, p. 129). In sostanza, come si può vedere fin da adesso, l'aspetto essenziale della teoria di Kelly, quello sul quale si fonda l'intera sua interpretazione della personalità umana, è mutuato esplicitamente da Dewey.

Sull'influsso del pensiero deweyano Kelly si sofferma poco più avanti nello stesso capitolo, per molti versi essenziale ai fini di una piena comprensione del pensiero di questo studioso; afferma Kelly: "Quando abbiamo enunciato il nostro postulato fondamentale, ci siamo ricollegati a una particolare concezione della motivazione umana. Lo sviluppo della persona è psicologicamente canalizzato dalle modalità con cui anticipa gli eventi [si tratta dell'enunciato fondamentale della psicologia di Kelly, come si vedrà meglio in seguito]. La direzione del suo movimento, quindi la sua motivazione, è rivolta a meglio comprendere ciò che accade. Laddove Dewey avrebbe affermato che noi comprendiamo gli eventi attraverso l'anticipazione di essi, noi aggiungeremmo che tutta la nostra vita è orientata verso l'anticipazione degli eventi. La persona si muove nel mondo esterno cercando di renderlo sempre più prevedibile e talvolta si ritira in un mondo in cui tutto è prevedibile. In questo caso diventa nevrotica o psicotica, per non perdere quella capacità di predizione che ha già acquisito. In ogni caso, il principio della scelta compiuta illustra la decisione che la motiva" (Kelly, 1955, p. 157).

Questa citazione è sufficientemente articolata per indicare la natura dell'interesse di Kelly verso la filosofia e la psicologia di Dewey. Si potrebbe dire, e l'affermazione risulterà, si spera, sempre più fondata mano a mano che procederà questa presentazione della teoria di Kelly, che questo studioso abbia elaborato una teoria della personalità ispirata pienamente al pensiero di Dewey. Da quanto finora è stato detto, in ogni caso, è opportuno porre in evidenza i due punti centrali dell'influsso deweyano: quello relativo al carattere anticipatorio del pensiero, che si ritrova esposto in molte opere di Dewey, dal testo filosofico fondamentale, Esperienza e natura, alla complessa Logica, teoria dell'indagine; e quello relativo alla connessione tra senso comune e indagine scientifica, che ispira largamente la visione che Kelly aveva del pensiero e della personalità umana, tanto da giungere a definire globalmente l'uomo come "ricercatore" e "scienziato", aspetto, questo, sottolineato simpateticamente da uno dei maggiori studiosi della personalità, J. Nuttin e ripreso più volte dagli allievi di Kelly per caratterizzare la posizione del loro maestro. Per Kelly esiste una stretta affinità tra la ricerca "scientifica" propriamente detta ed il lavoro di interpretazione e di Costruzione della realtà che ogni soggetto umano svolge nella sua vita quotidiana.
L'influsso permeante del pensiero deweyano sulla psicologia dei costrutti personali è riconosciuta, d'altronde, da Kelly in un altro passo in cui afferma il carattere flessibile e funzionale del pensiero e del sapere tipico della visione deweyana: "Dewey, la cui filosofia e psicologia può essere letta tra le righe della psicologia dei costrutti personali, concepiva l'universo come un processo continuo che deve essere anticipato per essere compreso" (Kelly, 1955, p. 154), sottolineando, così, come questa visione consentisse di superare ogni schematismo, dogmatismo, ogni rigidezza di pensiero anche al livello della vita quotidiana, dei giudizi di valore, della visione del mondo propria di ciascun individuo, con i suoi luoghi comuni ed i suoi pregiudizi, riconoscendo ad ogni elemento della realtà una complessità che sfugge alle categorie ed alle etichette che troppo facilmente l'uomo applica a cose e persone per tenerle "sotto controllo". Con espressioni vivaci, lo studioso affermava: "Questo modo di pensare si pone in netto contrasto con quel tipo di realismo che afferma con insistenza che, se una cosa è una vanga, non è altro che una vanga, se un uomo è schizofrenico, non è altro che uno schizofrenico; se il cuore è, fisiologicamente, un organo, non è altro che un organo (…); se un evento è una catastrofe, non è altro che una catastrofe; se un uomo è un nemico, non è altro che un nemico" (Kelly, 1955, p. 154).

L'impostazione fondamentale della psicologia di Kelly, che si rivela in questo un'interpretazione autenticamente "umanistica" della personalità, è che l'uomo non è un essere meramente "reattivo" nei confronti dell'ambiente, come hanno affermato, in fondo, altre teorie psicologiche, ma, si può dire, usando un termine adottato dallo stesso Kelly, "proattivo", rivolto al futuro e capace di modificare il proprio comportamento abituale sulla base di sempre nuove possibilità di comprensione del mondo circostante.
Su questa base si fonda, allora, anche il sostanziale ottimismo a cui è improntata la psicologia dei costrutti personali; una volta data l'irriducibilità di ogni singolo individuo a qualsiasi sforzo di analisi che tenti di incasellarlo in etichette e definizioni, Kelly afferma la potenzialità pressoché inesauribile di automodificarsi che l'uomo ha come essere pensante; potenzialità che sono, poi, le risorse a disposizione del terapeuta per aiutare i suoi pazienti a riorientare le proprie scelte esistenziali e risolvere i propri problemi psichici.


2. I cardini epistemologici e metodologici della teoria

La psicologia dei costrutti personali è una teoria che anche dal punto di vista formale si presenta con caratteristiche del tutto peculiari; già si è fatto cenno alla sensibilità del suo ideatore verso i problemi epistemologici; in effetti, fatto alquanto insolito nelle trattazioni di psicologia, lo sforzo di Kelly puntò verso una strutturazione rigorosa della teoria, alla quale diede un assetto quasi "geometrico", con l'enunciazione di un postulato fondamentale e di undici corollari che illustrano esaurientemente la concezione dell'uomo su cui essa si fonda. E' su questi punti fondamentali che si concentrerà, ora, l'attenzione.

Il postulato fondamentale, già citato, è il seguente: "Lo sviluppo della persona è canalizzato dal punto di vista psicologico dalle modalità con cui anticipa gli eventi".

A questo postulato, come s'è detto, sono collegati i seguenti corollari (cfr. Kelly, 1955, pp. 103-104):

"a) La persona anticipa gli eventi attraverso la costruzione delle loro riproduzioni (corollario della 'costruzione').

b) Le persone differiscono l'una dall'altra nelle costruzioni individuali degli eventi (corollario della 'individualità').

c) Ciascuna persona si sviluppa in maniera peculiare per il suo orientamento nell'anticipazione degli eventi, poiché ogni sistema interpretativo (construction system) abbraccia relazioni di tipo ordinale tra costrutti (corollario della "organizzazione").

d) Il sistema interpretativo di una persona è composto da un numero finito di costrutti dicotomici (corollario della 'dicotomia').

e) La persona sceglie per se stessa, in un costrutto dicotomizzato, quelle alternative attraverso le quali ha la maggiore possibilità di estendere e di definire, nel sistema, le anticipazioni di eventi (corollario della 'scelta').

f) Un costrutto è valido soltanto per l'anticipazione di una gamma finita di eventi (corollario della 'gamma').

g) Il sistema interpretativo della persona varia a seconda di come in momenti successivi costruisce le repliche degli eventi (corollario della 'esperienza').

h) La variabilità in un sistema interpretativo personale è limitata dalla permeabilità dei costrutti; le varianti si collocano nell'ambito di validità dei singoli costrutti (corollario della 'modulazione').

i) La persona può in momenti successivi impiegare una varietà di sottosistemi interpretativi che sono sul piano inferenziale incompatibili tra loro (corollario della 'frammentazione').

l) Nella misura in cui una persona impiega un'interpretazione dell'esperienza che è simile a quella impiegata da un'altra persona, i suoi processi psicologici sono simili a quelli dell'altro (corollario della 'comunabilità' - commonality).

m) Nella misura in cui la persona riesce a interpretare i processi interpretativi di un'altra, può svolgere un ruolo in un processo sociale che coinvolge l'altra persona (corollario della 'socialità')".

Occorre notare, prima di procedere all'analisi dei singoli enunciati della teoria, che Kelly utilizza un termine chiave, difficile da rendere in italiano per la polivalenza del suo significato; il termine in questione è "construction", a cui si collega il termine "construct" che caratterizza la teoria nel suo complesso; in inglese questo termine ha sia il significato di "costruzione", sia quello di "interpretazione". Non è, quindi, un caso che sia stato adottato da Kelly proprio questo termine, ampiamente utilizzato nel corso di tutta la sua vasta opera. Con questa scelta è chiaro che l'Autore intese sottolineare il carattere "costruttivistico" di tutti i prodotti dell'attività mentale; l'interpretazione della realtà, l'attribuzione di senso che ciascuno di noi conferisce a ciò che accade sono processi mentali caratterizzati da un'intensa attività di "costruzione"; dire che il soggetto "interpreta" la realtà, le da un senso, più o meno compiuto, più o meno adeguato, significa che, in sostanza, la "costruisce". Il senso della realtà è una costruzione del singolo individuo ed assume connotati personali, che differiscono da persona a persona.

Per cogliere il significato profondo della teoria di Kelly, anche in questo molto vicino al pensiero deweyano, occorre tener sempre presente che per questo studioso la vita umana è una continua ricerca di senso. E' questo il principale obiettivo di ogni singolo uomo, si può dire, in quanto uomo; non è possibile vivere senza attribuire un senso alle cose che accadono, agli oggetti che ci circondano, senza costruire un sistema di pensiero, rozzo o evoluto che sia, entro il quale comprendere ciò che ha valore e ciò che non ne ha. Anche la follia, da questo punto di vista, dirà Kelly, che al senso comune appare proprio come la perdita di senso da parte di colui che vi cade, ad un più attento esame si rivela un'assunzione di punti di riferimento, o meglio ancora, una costruzione di riferimenti non validi sul piano oggettuale.

La teoria di Kelly solleva allora immediatamente un problema di natura filosofica, vale a dire se e in quale misura possa dirsi esistere una realtà oggettiva, dal momento che la realtà stessa non è altro che la costruzione di essa operata da ciascun soggetto. E' in fondo il problema del rapporto tra pensiero e realtà esterna, del contrasto tra soggettivismo ed oggettivismo che ha attraversato millenni di riflessione filosofica. Kelly riconosce che il problema non è eludibile da parte di una psicologia autenticamente scientifica.

La risposta di Kelly appare misurata e chiara; riconoscendo che la questione ha suscitato e suscita continue discussioni e probabilmente non può giungere ad una risoluzione definitiva (anche oggettività e soggettività sono, infatti, costruzioni umane), l'Autore afferma che la reale esistenza delle cose è un postulato necessario. Sul piano propriamente psicologico, e Kelly è molto attento alla delimitazione epistemologicamente corretta delle questioni da affrontare e dei contenuti del suo discorso, la domanda, tuttavia, è un'altra: riguarda, infatti, la corrispondenza tra ciò che l'uomo pensa e la realtà esterna, e questa corrispondenza muta continuamente. Lo psicologo deve concentrare l'attenzione, allora, sulle modalità in cui si realizza questa corrispondenza, sui momenti di "crisi" del pensiero e sui momenti di "equilibrio" tra pensiero soggettivo e realtà.

Questa corrispondenza si coglie nel tempo; la vita dell'uomo è il banco di prova delle sue interpretazioni della realtà; essa implica una relazione ricca d'interesse tra le varie parti del nostro universo, nella quale la creatura vivente è capace di rappresentare a se stessa il suo ambiente. Spesso si dice che gli esseri viventi, incluso l'uomo, differiscono da quelli non viventi per la capacità di percepire con i sensi e di reagire agli stimoli esterni. Kelly si distacca da questa concezione per affermare la capacità creativa dell'essere vivente, prima di tutto dell'uomo, nel rappresentare l'ambiente, e non semplicemente nel reagire ad esso. Precisamente grazie a questa capacità di rappresentazione è possibile costruire/interpretare la realtà in modi differenti, contrastanti, alternativi, agire sulla realtà per cambiarla; la realtà dell'universo, allora, non è per la creatura vivente un dato inesorabile, fintantoché è in grado di scegliere come costruirla.

L'attenzione dello psicologo si focalizza allora sulle maniere in cui l'uomo, i singoli individui, costruiscono le loro interpretazioni della realtà. A queste interpretazioni Kelly da il nome di "costrutti", definendoli in modo estremamente ampio ed articolato; essi sono gli strumenti di cui l'uomo, ed anche gli animali inferiori, dispone per rappresentare il corso di eventi e azioni.

I costrutti, così definiti, possono essere formulazioni esplicite o implicite negli atti del soggetto, espressi verbalmente o totalmente inarticolati, coerenti o incoerenti tra loro, frutto di elaborazione intellettuale o di percezioni e persino di sensazioni vegetative. In generale, l'uomo tende a sviluppare i suoi costrutti ampliandone il repertorio, modificandoli per meglio adattarli alla situazione, riconducendoli nell'ambito di costrutti o sistemi di costrutti sovraordinati. Sono precisamente i momenti e i modi di queste mutazioni che costituiscono la ricchezza e insieme la minaccia di crisi della più significativa vita mentale.

Con la proposta di concepire l'intera vita della mente e i suoi prodotti in termini di "costrutti", Kelly sperò di poter rendere più chiaro il discorso e il linguaggio stessi della psicologia, facendo "giustizia" di altri concetti meno chiari ed epistemologicamente problematici; nell'introduzione scritta nel 1963 per la riedizione dei primi tre capitoli dell'opera principale, Kelly, infatti, dopo aver ricordato che alla prima apparizione, nel 1955, il suo opus magnum era stato probabilmente più venduto che letto, avvertiva il lettore che avrebbe trovato assenti molti dei più familiari punti di riferimento della teoria psicologica. Nella sua nuova concezione non c'era spazio per concetti come "apprendimento", "motivazione", "emozione", "cognizione", "stimolo", "risposta", "io", "inconscio", "bisogno", "rinforzo", "istinto"; e precisava che non si trattava di una scelta puramente terminologica; l'abbandono dei termini corrispondeva ad una vera e propria "evaporazione" dei concetti corrispondenti (Kelly, 1963, p. xi). E rendendosi conto delle difficoltà che la sua nuova teoria incontrava proprio a causa della novità dell'impostazione, tale da richiedere un autentico mutamento di "paradigma" epistemologico, rivolgeva onestamente un invito a prendere almeno in considerazione il suo sforzo di riformulare complessivamente la psicologia, soprattutto la psicologia della personalità. In sostanza, risulta chiaro come per Kelly, la nuova teoria rappresentasse una proposta, la presentazione di un sistema di "costrutti" scientifici in grado di rendere conto della vita mentale dell'uomo e di operare sul piano pratico, con particolare riguardo alla clinica e alla terapia.

Il carattere dei costrutti, come tentativi di interpretazione e di organizzazione della realtà, consentiva effettivamente a Kelly di precisare il proprio punto di vista, collegando strettamente riflessione epistemologica e riflessione psicologica. Questa posizione è un'originale estensione della relazione che Dewey pose in evidenza con grande enfasi tra senso comune e sapere scientifico; ben lungi dall'essere in contraddizione, come usualmente si pensa, Dewey individuò un continuum che collega l'uno all'altro; Kelly riprese questa concezione e concettualizzò la vicinanza, l'affinità tra i processi di pensiero della vita quotidiana e quelli tipici dei più alti livelli dell'attività intellettuale.

Innanzitutto si poneva il problema della validità dei costrutti. La concezione di Kelly si basa sull'asserzione del valore dell'esperienza come banco di prova dei costrutti stessi, anzi, in un certo senso, come fonte dei dati e dei contenuti essenziali dell'attività interpretativa che porta il singolo individuo a costruire i propri costrutti. Pur collocandosi, con ciò, nell'ampio alveo della tradizione empiristica anglosassone, Kelly si caratterizza originalmente, tuttavia, per una concezione dell'esperienza che non è mai vista come qualcosa di neutro, di dato e di uguale per tutti; ogni individuo ha una "sua" realtà, in quanto ha un suo modo, peculiare, di coglierla, di selezionare in essa ciò che per lui è significativo e di tralasciare, di non notare nemmeno ciò che, viceversa, non rientra nei suoi schemi. La realtà, e quindi, con essa, l'esperienza, è sempre soggettiva; con questa constatazione, Kelly supera la concezione ingenua che vuole la realtà coincidere con l'oggettività più "dura".

Se questo è vero, il problema della validità dei costrutti si pone nel senso che esisteranno costrutti più o meno validi a seconda che siano effettivamente in grado di rispondere, di rispecchiare sul piano dei significati soggettivamente attribuiti dall'individuo alla realtà esterna, il corso degli eventi e di operare attivamente per prevederli e per orientarli positivamente. Kelly si sofferma, allora, anche su alcuni atteggiamenti particolari propri di ogni uomo; per esempio, si possono qui menzionare, senza esporre nei particolari questa parte della teoria dei costrutti personali, le conseguenze dell'attività di selezione che tutti compiamo nella costruzione della "nostra" realtà; tutti tendiamo ad anticipare "troppo" gli eventi, vale a dire a costruire schemi d'interpretazione sulla base di pochi elementi e non sempre siamo disposti ad apportare le necessarie modifiche alle costruzioni della realtà che abbiamo già posto in essere; se questa è una tendenza che tutti gli individui hanno, in alcuni essa può accentuarsi fino ad assumere connotazioni patologiche, come quando pregiudizi e stereotipi giungono a popolare l'intera vita mentale e di relazione dell'individuo, o costruzioni fantastiche si mescolano con i dati oggettivi fino a sopraffarli o deformarli. In sostanza, per Kelly, il rapporto con la realtà è il banco di prova dei costrutti, non nel senso della mera corrispondenza con essa, ma in quello della loro funzionalità rispetto ai fini di anticipazione degli eventi, di arricchimento dell'universo di significati di cui ciascuna persona è portatrice.

La prima preoccupazione di Kelly, entrando nel vivo della presentazione della sua teoria, è quella di chiarire il quadro epistemologico entro il quale intende muoversi. Innanzitutto, egli riconosce che lo stesso pluralismo metodologico e interpretativo che caratterizza la psicologia odierna è determinato dal fatto che nessuna teoria riesce a rendere conto e a prendere in considerazione l'intero campo della vita mentale, invero sterminato e variegatissimo. Si tratta, allora, di riconoscere, con l'onestà necessaria per qualsiasi discorso che ambisca ad una qualificazione di scientificità, quale sia l'ambito entro il quale l'interpretazione proposta e il metodo impiegato si rivelino adeguati e pertinenti. La scelta di Kelly è stata, afferma lo studioso, quella di compiere uno sforzo di elaborazione di una teoria volta ad individuare le vie migliori per aiutare le persone a ricostruire la propria vita e a non doversi ridurre a vittime del proprio passato. In questo sforzo consiste il lato autenticamente umanistico del lavoro di Kelly, che si dichiara soddisfatto se la sua teoria potrà servire a questo, pur rivelandosi meno utile in altri ambiti o per altri scopi.

Di seguito a questa precisazione iniziale, Kelly elenca le caratteristiche essenziali che dovrebbe avere una valida teorizzazione scientifica. In primo luogo dovrebbe rivelarsi "fertile", vale a dire in grado di conseguire risultati nuovi rispetto al sapere già acquisito. Produrre nuove idee in un quadro di riferimento solido e coerente è il primo requisito ed il primo scopo del lavoro scientifico.

In secondo luogo, prosegue Kelly, un altro criterio per valutare la validità di una teoria psicologica è la sua capacità di produrre ipotesi verificabili sul piano osservativo-sperimentale. A differenza di altri sistemi di pensiero e di conoscenza, una teoria scientifica deve mettere in grado chi la studia o la sostiene di fare previsioni abbastanza precise su come si svolgeranno i fenomeni osservati, immediatamente suscettibili di verifiche concrete e non ambigue.

Una teoria scientifica dovrebbe inoltre corrispondere a un altro requisito: la validità; ciò significa, tuttavia, secondo Kelly, che nessuna teoria è "valida" in blocco, ma soltanto nella misura in cui le ipotesi che la fondano e che sono verificabili sperimentalmente possono essere effettivamente considerate come dotate di coerenza interna e di conferme nella realtà dei fenomeni osservati. In senso stretto, quindi, Kelly considera estremamente ardua e difficile da sostenere scientificamente la conferma o la smentita in blocco di una teoria nel suo insieme; la validità è un requisito che si presta piuttosto a conferme o smentite parziali; ciò permette a Kelly, che segue da questo punto di vista una tradizione epistemologica tipicamente anglosassone, di accogliere con flessibilità all'interno della propria prospettiva ampie risonanze di teorie diverse, soprattutto di quelle di stampo "fenomenologico", senza aprire discussioni polemiche , ma anzi affrontando con pacata misura il confronto con altri paradigmi della psicologia contemporanea. Qualsiasi teoria, afferma Kelly, può ambire soltanto ad una validità provvisoria e parziale, la conoscenza essendo frutto di un lavoro che procede da punti di vista differenti e integrabili, in un percorso che tendenzialmente non si può considerare mai esaurito definitivamente, né esauribile.

Un ulteriore connotato specifico delle teorie psicologiche dev'essere la loro possibilità di generalizzazione. Talvolta si compie l'errore di presumere che una teoria sia qualcosa di simile all'accumulo di determinate prove fattuali, piuttosto che un insieme ordinato di principi congruenti con i fatti osservati e in grado di spiegarli e prevederne il corso. Ciò accade facilmente nella considerazione degli stessi scienziati, poiché spesso i fatti assumono la loro forma specifica solo alla luce di una determinata teoria. Ma la natura essenzialmente astratta di ogni struttura teoretica si perde di vista quando i singoli fatti a cui si riferisce sono semplicemente classificati o definiti in maniera idiografica. L'astrazione generalizzante è una caratteristica essenziale del discorso scientifico. Naturalmente l'astrazione a cui si riferisce Kelly è quella del sapere osservativo-sperimentale, perciò aderente ai fatti e ai fenomeni. Ciò che intende sottolineare Kelly è, tuttavia, che la lunga polemica sulla natura "nomotetica" o "idiografica" delle scienze dell'uomo, avviata con il neokantismo e, in psicologia, continuata almeno fino agli anni Sessanta, non può essere risolta tenendo distinti e contrapposti i due concetti, ma soltanto ammettendo una concezione dell'astrazione e della generalizzazione come riconduzione entro principi generali del quadro dei dati raccolto sul piano fenomenologico.

I concetti teorici così formulati salvano sia il carattere generale del sapere scientifico sia l'identità dei singoli fatti osservati e corrispondono ad un altro requisito della scienza: l'operatività, vale a dire la possibilità di formulare i costrutti scientifici in termini operativi, di sequenze di eventi o di operazioni e interventi sulla realtà effettuale. Ciò rende necessario un ampio sforzo per ridefinire in termini operativi (o "operazionali") una serie di concetti astratti che possono essere resi oggetto di verifica sperimentale solo in termini di variabili osservabili sul piano, appunto, operativo. Kelly porta alcuni esempi, quali i concetti di "intelligenza" e di "ansia", che richiedono entrambi di essere analizzati nelle loro componenti per porre l'osservatore in grado di qualificare determinati comportamenti, oggetto di verifica, come "intelligenti" o come "ansiosi".

Inoltre, una teoria scientifica deve anche essere, quasi paradossalmente, suscettibile di modifiche. Questo requisito discende dalla stessa concezione di fondo, sostanzialmente strumentalistica e pragmatistica, che l'Autore propone per il sapere scientifico. La scienza non è mai certezza assoluta e sovratemporale, ma approssimazione ulteriore e sempre in itinere alla verifica di ipotesi, che genera per se stessa nuove domande e nuove prospettive di verifica. Considerare una teoria come immodificabile non è, quindi, un atteggiamento genuinamente scientifico, proprio perché, sia sul piano, appunto, delle verifiche sia su quello delle ricostruzioni ed interpretazioni teoriche può accadere che si rendano necessarie modifiche parziali o radicali.

Questa affermazione solleva, del resto, una riflessione su ciò che può essere oggetto di verifica scientifica. Kelly è esplicito nell'affermare che la funzione di una teoria scientifica è quella di provvedere le basi per compiere previsioni precise di eventi. In ciò si evidenzia il carattere operazionistico del sapere scientifico che Kelly adotta per il suo lavoro di psicologo, sottolineando come questa affermazione sia effettivamente portatrice di una serie di problemi molto complessi, riguardanti la metodologia della stessa verifica, di cui un caso specifico è il cosiddetto "disegno sperimentale", ma che si può cogliere in varie forme in qualsiasi "ricerca", anche nella vita quotidiana. In sostanza, per Kelly è facile cedere alla tentazione di elaborare criteri di verifica che in qualche modo tesi a convalidare le ipotesi formulate, piuttosto che a verificarle in maniera rigorosa; d'altra parte, anche nelle più rigorose delle procedure di verifica esiste un margine di probabilità d'errore che impedisce di considerare certa in modo assoluto qualsiasi conclusione.

Come si può notare, la concezione di Kelly è particolarmente consapevole dei limiti entro i quali si muove il sapere scientifico , della "provvisorietà" dei risultati conseguiti e, di conseguenza, presenta con equilibrio i risultati della propria ricerca, indicandone in primo luogo la portata e la validità sempre relative.


3. Il contenuto essenziale della psicologia dei costrutti personali

Nello sviluppo di un approccio teoretico alternativo a quelli correnti e dominanti nel campo della psicologia, Kelly formulò un nucleo di posizioni fondamentali che ovviassero a tre dei principali problemi lasciati aperti dalle psicologie contemporanee.

Il primo ed il più importante di questi è il problema della spiegazione della genesi dei processi psicologici, dell'impetus che attiva la vita mentale. Su questo problema, secondo Kelly, la psicologia ha accolto con eccessiva confidenza il genere di spiegazione adottato dalla fisica, secondo la quale gli oggetti sarebbero sostanzialmente inerti e pronti ad essere spinti da una forza, definita il più delle volte come "energia". Ma lo schema valido per il fisico non sembra valido, agli occhi di Kelly, anche per la psicologia. Per questo studioso il concetto di "energia", che pur ha avuto valide estensioni applicative anche in altri campi diversi dalla fisica, in psicologia ha causato più che altro confusione. Innanzitutto, non è stato mai utilizzato in senso letterale, ma piuttosto con connotazioni "metaforiche" volta per volta di tipo animistico o meccanicistico.

Il problema sollevato dall'impiego del termine e del concetto di energia in psicologia è in sostanza che in tal modo si è sempre dovuto concepire l'essere umano come un'entità statica, animata di volta in volta, a seconda delle scuole di pensiero, da questo o quel tipo particolare di "energia". Si sono così generate varie ipotesi relative alla natura dell'energia psichica, a cui corrisponde la costruzione di almeno due costrutti ipotetici, quello dello "stimolo" e quello del "bisogno", che caratterizzano rispettivamente le scuole psicologiche che concepiscono l'energia mentale come qualcosa di esterno o di interno all'organismo umano. Anche il concetto di "motivazione" deriva da questa confusione generata dall'importazione in psicologia del concetto di energia mutuato dalla fisica.

Naturalmente Kelly riconosce che questi concetti hanno avuto un ruolo molto valido sul piano della formulazione e della verifica di ipotesi, quindi hanno consentito di svolgere un ampio lavoro scientifico. Tuttavia, Kelly lamenta che il dibattito sull'energia mentale abbia condotto la psicologia scientifica a cadere in un eccesso di meccanicismo per evitare il pericolo di spiegare in senso animistico, quindi non scientifico, la vita mentale. Kelly esplicitamente rigetta qui le spiegazioni della teoria dell'apprendimento, insieme a quelle di stampo comportamentistico.

Un secondo problema lasciato irrisolto dalla psicologia contemporanea è quello riguardante la spiegazione dei processi di scelta individuali. Le spiegazioni in termini di "vettori" e "direzioni" del comportamento appaiono inadeguate. Kelly passa in rassegna, a questo riguardo, le due teorie che, secondo lui, cercano di rendere nel modo più completo la complessità di questi fenomeni, vale a dire la teoria della forma e la psicoanalisi, rilevando che soprattutto la prima fornisce elementi utili ad una definizione del problema in termini non riduttivi.

Il terzo problema è la spiegazione dell'identità e delle differenze individuali. Kelly a questo riguardo rileva, inserendosi in un filone di pensiero che da W. James giunge fino a G. Allport, come non sia mai esistita una vera e propria psicologia dell'individualità. Al più si è avuta una psicologia dei "gruppi" e delle differenze tra gruppi di soggetti con caratteristiche per qualche verso analoghe. La stessa psicologia differenziale con le sue tante applicazioni basate sulla possibilità di prevedere in chiave statistica determinate caratteristiche e comportamenti, pur essendo utile sul piano, per esempio, dell'orientamento scolastico e professionale, risulta limitata da un'imperfetta conoscenza dell'individuo e da margini d'errore, statisticamente accertati, nella stessa classificazione degli individui e dei gruppi.

A questo riguardo, Kelly rileva come il problema comporti una definizione dei rapporti esistenti tra l'ambito della vita privata e quello della vita pubblica del singolo, tra la sua interiorità e l'esplicazione della sua condotta nel mondo esterno. Un aspetto caratteristico della teoria dei costrutti personali è, infatti, il riconoscimento del fatto che, qualunque sia "conoscenza" raggiungibile dallo psicologo al riguardo delle persone alle quali si rivolge, specialmente in ambito terapeutico, comunque sfuggirà qualcosa della personalità "totale" dei singoli, spesso di ciò che è più recondito nel loro animo. E' una caratteristica, questa, di un modo di affrontare i problemi della personalità estremamente rispettoso dell'individuo.

Kelly passa in rassegna le teorie cosiddette "neofenomenologiche", ispirate indirettamente dalla filosofia di Husserl e formulate da autori diversi, dai gestaltisti, da Allport e Rogers e da altri autori meno noti. Lo studioso riconosce anche il suo debito parziale verso questo approccio che, seppure poco unitario, presenta caratteristiche comuni ai suoi vari esponenti, principalmente rispetto al riconoscimento del carattere tentativo e sempre provvisorio della conoscenza dell' "altro". In ogni caso, Kelly conclude affermando, in proposito, che la sua posizione parte dal riconoscimento che ogni studio della personalità individuale si trasforma in un problema di concettualizzazione teorica per lo psicologo. Dopo aver trovato la via per la comprensione del singolo caso, il passo successivo è quello di un'astrazione dei costrutti individuali allo scopo di cogliere quelli che possono rintracciarsi in un complesso di individui. In sostanza, Kelly specifica qui una posizione già accennata in precedenza, vale a dire che la conoscenza approfondita e, per così dire, concreta del singolo deve produrre, per creare un autentico accrescimento del sapere, elementi utili per una conoscenza generale dell'uomo, raggiungendo un livello relativamente elevato di astrazione.

Kelly, una volta stabilite queste premesse metodologiche, passa poi a specificare i contenuti del postulato fondamentale e dei corollari che costituiscono il cuore della sua teoria. Si tratta, in effetti, della parte centrale ed essenziale della teoria dei costrutti personali, quella che, tra l'altro, ha suscitato, anche dopo la morte del suo ideatore, la maggior parte degli approfondimenti teorici e delle iniziative di ricerca (cfr. Adams-Webber, 1979; Bannister, 1970; Bannister, 1977; Bonarius, Holland e Rosenberg, 1981; Duck, 1973; Landfield, 1977; Shaw, 1981).

Nel formulare e discutere nei suoi particolari il postulato già sopra menzionato ("Lo sviluppo della persona è canalizzato dal punto di vista psicologico dalle modalità con cui anticipa gli eventi"), Kelly specifica che si tratta, appunto, di un mero postulato, vale a dire di una sorta di assunto fondamentale, stabilito in via ipotetica e dato per valido allo scopo di verificare se la sua applicazione possa dare risultati concreti alla conoscenza psicologica dell'uomo. E specifica, inoltre, che si tratta di una supposizione orientata all'approfondimento di problemi, senza alcuna velleità di presentarlo come una verità assoluta, formulata in maniera ultimativa, ma piuttosto come un tentativo di formulazione provvisoria (Kelly, 1955, p. 47).

L'analisi di Kelly si sofferma quindi sui singoli termini del postulato: il primo ad essere esaminato è quello di "persona", definita come la "sostanza" alla quale si riferisce innanzitutto la teoria dei costrutti personali, specificando che si tratta della persona individuale nella sua globalità e natura intrinseca.

I "processi" ai quali si riferisce Kelly sono, in definitiva, lo stesso soggetto, la stessa persona; invece di postulare una sostanza inerte, con la conseguente necessità di stabilire, come corollario, l'esistenza di qualche sorta di energia mentale, il soggetto a cui si rivolge la psicologia è assunto da Kelly fin dall'inizio come un'entità processuale; la natura della persona è dinamica, è intrinsecamente un insieme di processi che si sviluppano nel tempo. Kelly sottolinea la natura "cinetica" della personalità (Kelly, 1955, p. 48).

Anche il termine "psicologico" richiede, secondo Kelly, una precisazione, nel senso che esso sta ad indicare l'ambito teoretico entro il quale i fenomeni osservati sono analizzati e compresi; con una sottolineatura sottile, ma non inutile, Kelly afferma che non sono, quindi, i processi in se stessi ad essere "psicologici", ma i modi di spiegarli, di concettualizzarli. La psicologia è per questo studioso un insieme di sistemi per la comprensione del comportamento e dell'interiorità umana.

Il termine "canalizzare" serve a specificare come la persona si muova secondo direzioni precise, anche se eventualmente non consapevoli, flessibili e frequentemente soggette a cambiamenti, ma comunque strutturate, sia per facilitare sia per restringere il proprio ambito d'azione.

Queste canalizzazioni sono come mezzi rispetto a fini, ordinate al raggiungimento di un obiettivo. Le modalità d'anticipazione degli eventi sono finalizzate a questi obiettivi e in sostanza ne forgiano le forme. Kelly pone in rilievo soprattutto le modalità che l'uomo sceglie per agire. Ad una diversità di modi corrisponde anche una diversa canalizzazione dei processi mentali.

Essenzialmente, comunque, i processi e le canalizzazioni sono orientate all'anticipazione degli eventi. La rete strutturata di vie che l'individuo percorre con il suo comportamento e con i suoi atteggiamenti di fronte alla realtà conduce verso il futuro per prevederlo. Questa è la sua funzione fondamentale. L'anticipazione degli eventi è il concetto che la psicologia dei costrutti personali pone al posto di altri concetti tradizionali come quelli, già menzionati, di stimolo, motivazione, ecc.

L'anticipazione si esercita sugli eventi della realtà. In ciò consiste il carattere di "oggettività" di ogni costruzione personale, che non è meramente soggettiva e/o interioristica, ma legata ad un successo vitale dell'individuo nell'ambiente circostante. Per Kelly è il futuro che condiziona l'uomo, non il passato (Kelly, 1955, p. 49). Il presente è, appunto, per l'individuo una finestra sul futuro.

Al termine della descrizione del postulato fondamentale della sua teoria, Kelly affermò la speranza che da esso possa emergere una teoria della personalità in cui il cambiamento, la dinamicità siano il fenomeno stesso, piuttosto che l'epifenomeno, e i processi psicologici dell'uomo comune risultino altrettanto dotati di senso di quelli dello scienziato; Kelly sperava in fondo di basare su questo postulato una psicologia dinamica priva dei tranelli dell'animismo, senza passività, una psicologia del comportamento in cui si riconosce alla persona una condotta sensata, una teoria dell'apprendimento in cui l'apprendimento stesso è concepito come un fatto così universale da costituire il postulato piuttosto che una classe speciale di fenomeni, e una teoria della motivazione in cui l'azione umana non è spiegata come una serie di spinte esterne (gli stimoli), né giustificata interiormente con una sorta di edonismo fine a se stesso.


4. I corollari del postulato fondamentale

Passando al suo primo corollario ("La persona anticipa gli eventi attraverso la costruzione delle loro riproduzioni"), l'Autore precisa che il termine "costruzione", che prima abbiamo segnalato essere ambivalente, avendo anche il significato di "interpretazione", "attribuzione di senso", ha appunto il significato di "assegnazione di un senso a qualcosa"; l'uomo così costruisce una struttura, all'interno della quale la sostanza delle cose prende forma e assume un valore. Kelly precisa che la struttura non è intrinseca alle cose, ma è la singola persona che la costruisce.

La caratteristica essenziale delle strutture di significato è l'astrattezza, almeno nel senso che tendono ad applicarsi a gamme di eventi con determinate caratteristiche, piuttosto che agli eventi in quanto tali. Nella costruzione dei significati la persona nota aspetti di una serie di elementi che li caratterizzano e che, al contrario, non si rintracciano in altri elementi. Così elabora costrutti di similarità e di contrasto. Kelly fa notare come sia la similarità sia il contrasto siano inscindibilmente connessi nello stesso costrutto, proprio perché la funzione dei costrutti è quella di orientare l'individuo nel caos degli eventi, stabilendo la possibilità di cogliere analogie e differenze.

Inoltre, l'elaborazione dei costrutti non deve essere confusa con la loro formulazione verbale. Il comportamento di una persona può basarsi su numerosi raggruppamenti di equivalenze e differenze che non sono mai comunicati in forma simbolizzata. Anzi, Kelly giunge ad affermare che molti di questi costrutti fondamentali preverbali o non verbali fanno parte dell'ambito della fisiologia, avendo a che fare con la digestione, la secrezione ghiandolare, ecc. Questa posizione è molto originale e caratteristica, sia perché apre la strada ad un lavoro di ricerca interdisciplinare e addirittura transdisciplinare, pienamente coerente con l'impostazione deweyana, sia perché consente di cogliere la natura del costruttivismo di Kelly, capace effettivamente di accogliere in sé suggestioni provenienti da altre correnti di pensiero e da altre discipline per inglobarle in un nuovo, più ampio sistema di riferimento.

Kelly precisa, poi, che il prodotto che emerge dal processo di costruzione/interpretazione degli eventi è esso stesso un processo, proprio come la persona vivente è un processo, senza fine. Ad illustrare questo concetto lo studioso ricorre all'analogia con la musica e l'attività del musicista. Solo quando l'uomo "fa l'orecchio" a melodie ricorrenti nel flusso monotono dei suoni il suo universo comincia ad apparire ai suoi occhi dotato di senso. Come un musicista, ogni persona deve cogliere le "frasi", le melodie della sua esperienza per estrarne il senso.

Una volta che agli eventi sia stato conferito un inizio e una fine, una somiglianza e un contrasto rispetto ad altri, diviene possibile anche tentarne la previsione, allo stesso modo in cui si prevede che all'oggi seguirà un domani. Ciò che si prevede, in questo caso, non è che il domani sarà un duplicato dell'oggi, ma che vi sono alcuni aspetti negli eventi del domani che replicheranno quelli dell'oggi e che possono essere previsti in maniera soddisfacente.

E' importante notare, anche se appare ovvio e scontato, che le possibilità di prevedere gli eventi, e, quindi, di coglierne il significato in maniera valida dipendono dalla capacità di compiere le "giuste" analogie e differenze. Si tratta sempre di approssimazioni, ma vale per i costrutti personali ciò che vale nel ragionamento matematico, nel quale, come afferma il detto proverbiale, "non si possono sommare cavalli e pecore"; diversamente, cade ogni possibilità di attribuzioni di senso adeguate e di previsione futura.
Il corollario dell'individualità, che segue nell'esposizione di Kelly ("Le persone differiscono l'una dall'altra nelle costruzioni individuali degli eventi"), specifica ulteriormente la sottolineatura già implicita nel postulato fondamentale al riguardo delle modalità in cui le singole persone anticipano gli eventi, gettando le basi per una psicologia differenziale che renda conto effettivamente dei processi individuali, piuttosto che della costruzione da parte dello psicologo di raggruppamenti tra persone per analogia. Gli individui differiscono gli uni dagli altri, non solo perché possono esservi state differenze negli eventi che li hanno interessati, ma anche perché vi sono differenti modalità di approccio ad essi.

Le differenze di approccio possono essere così ampie da permettere che una persona attribuisca un senso fondamentale ad eventi che per un'altra non presentano alcun rilievo. Tuttavia, mentre esistono differenze individuali nella costruzione degli eventi, le singole persone possono trovare aspetti comuni con altre, cogliendo i nessi tra la costruzione delle esperienze fatte dal "prossimo" e quelle loro proprie. Non si tratta di un processo automatico; al contrario, quando i processi di identificazione culturale sono differenti, oppure laddove un individuo smette di cercare il contatto con il prossimo, possono ritrovarsi a vivere porta a porta, ma in mondi soggettivi totalmente differenziati.

Il corollario riguardante l'organizzazione dei costrutti ("Ciascuna persona si sviluppa in maniera peculiare per il suo orientamento nell'anticipazione degli eventi, poiché ogni sistema interpretativo (construction system) abbraccia relazioni di tipo ordinale tra costrutti), la cui formulazione risulta alquanto complessa, indica come le differenze nei costrutti talvolta conducano a previsioni incompatibili, fenomeno osservabile da chiunque abbia fatto esperienza dolorosamente di conflitti interiori. L'uomo ha bisogno di sviluppare modalità di anticipazione degli eventi che superino le contraddizioni. Si tratta di un aspetto cruciale della teoria dei costrutti personali.

Gli individui non differiscono soltanto nelle loro costruzioni degli eventi, ma anche nelle modalità con le quali organizzano le loro costruzioni. Una persona può risolvere i propri conflitti ricorrendo ad un sistema di tipo etico. Un'altra può risolverli in termini di auto-conservazione. La stessa persona può risolverli una volta in un modo e poi in un altro, dipende dalla prospettiva in cui considera il proprio passato e il proprio futuro.

A questo riguardo Kelly sottolinea nuovamente la natura personalistica del processo, stavolta al riguardo non solo dei singoli costrutti, ma dei sistemi di costrutti. I sistemi gerarchici in cui i singoli costrutti sono organizzati sono anch'essi a loro volta costruzioni personali. Anzi, afferma Kelly, è proprio questa strutturazione sistematica che caratterizza la personalità individuale, ancor più delle differenze nei singoli costrutti.

Un sistema di costrutti si sviluppa e si muta a sua volta, non resta mai fermo su se stesso, anche se è relativamente più stabile dei singoli costrutti che lo compongono. Assume continuamente nuove sembianze. Questa affermazione significa che la personalità a sua volta assume continuamente nuove forme. Su questo si fonda la possibilità stessa della psicoterapia, che può aiutare la persona in questa evoluzione e forse realizzare importanti cambiamenti nello stile di vita individuale.

In sostanza, un sistema di costrutti implica il raggruppamento di elementi in cui incompatibilità e incoerenze siano state ridotte al minimo, anche se, naturalmente, non scompaiono mai del tutto. La sistematizzazione aiuta l'individuo ad evitare previsioni contraddittorie nel corso degli eventi che lo interessano.

Le relazioni tra i costrutti di un sistema sono di tipo ordinale. Un costrutto può sussumerne un altro come proprio elemento, in due modi, vale a dire estendendo il confine demarcato dal costrutto sussunto, oppure astraendo da esso. Per esempio, il costrutto "buono/cattivo" può sussumere, rispettivamente, tra l'altro, i due estremi della dimensione "intelligente/stupido". In questo senso, "buono" includerebbe tutto ciò che è "intelligente", più altro che cade al di là del costrutto "intelligente/stupido". "Cattivo" includerebbe tutto ciò che è "stupido" più altro che non è né "intelligente", né "stupido".

Un esempio di astrazione del confine delimitato dal costrutto "intelligente/stupido" potrebbe essere il costrutto "valutazione/descrizione". In questo caso il costrutto "intelligente/stupido" sarebbe sussunto come una dimensione del secondo. Il costrutto stesso sarebbe identificato come un tipo "valutativo" di costrutto e posto in contrasto con altri costrutti come "luce/buio", che possono essere considerati soltanto descrittivi.

All'interno di un sistema di costrutti possono essere presenti molti livelli di relazioni ordinali, con alcuni elementi sovraordinati ad altri, i quali a loro volta sono posti al di sotto di un terzo livello di costrutti. Di più, le relazioni ordinali tra i costrutti possono rovesciarsi con il passare del tempo. Per esempio, "intelligente" può abbracciare tutto ciò che è "buono" insieme a tutto ciò che è "valutativo" e "stupido" può significare ciò che è "cattivo" e "descrittivo"; se, invece, è l'altro tipo di strutturazione gerarchica ad essere impiegato, "intelligente" potrebbe abbracciare il costrutto "valutazione/descrizione", mentre "stupido" significherebbe la dicotomia "buono/cattivo". In questo modo l'individuo organizza in un sistema i suoi costrutti, adattandoli concretamente a gerarchie e ad astrazioni ulteriori, sempre costruendo sistemi di relazioni ordinali tra costrutti, utili ad anticipare gli eventi.

Questo corollario è, come s'è detto, di estremo rilievo nell'economia della teoria dei costrutti personali. Come Kelly sottolinea, anticipando al capitolo contenente l'esposizione generale della sua psicologia il contenuto più dettagliatamente esposto nel capitolo riguardante la sua tecnica psicoterapeutica, che in base a questo corollario possono essere interpretati i fenomeni patologici fondamentali, in primo luogo quello dell'ansia.

I processi psicologici sono canalizzati rispetto all'anticipazione degli eventi, che è il fine fondamentale della vita mentale. Ma non è semplicemente la certezza che l'uomo cerca per sé; se così fosse, troverebbe grande godimento nel tic-tac continuo e ripetitivo di un orologio. In realtà, l'uomo cerca di anticipare eventi di ogni genere. Ciò significa che deve sviluppare un sistema di costrutti in cui ogni futuro insolito possa essere anticipato nei termini di aspetti replicativi del passato familiare.

Così capita che una persona debba decidere a un dato momento cosa fare per rimodellare il suo sistema di riferimento. Può trovare l'impresa troppo ardua. Quanto potrebbe essere distruttivo per lui un nuovo sistema di idee? A questo punto deve decidere tra la conservazione integrale del sistema presente e la sostituzione delle sue parti più difettose. Talvolta le sue anticipazioni di eventi saranno più valide se decide di conservare il suo sistema; per questo in psicoterapia è frequente incontrare resistenze da parte dei pazienti di fronte alla necessità di cambiamenti ed il compito del terapeuta è anche quello di non forzare il cambiamento sempre e comunque; d'altra parte, Kelly sottolinea che la resistenza non è dovuta soltanto ad un'esigenza di coerenza, specialmente con se stessi, perché non è la coerenza che da all'individuo il suo posto nel mondo. Piuttosto, è il suo continuo tentativo di anticipare l'intero corso degli eventi e in questo modo di "legarsi" ad essi che spiega i processi psicologici individuali. Se la persona tende a preservare il suo sistema, è perché esso rappresenta una mappa essenziale per le sue avventure personali, non perché è un isola di significati autosufficienti in un oceano di eventi senza capo né coda.

Altrettanto importante nella struttura formale della psicologia di Kelly è il corollario della dicotomia ("Il sistema interpretativo di una persona è composto da un numero finito di costrutti dicotomici").

La scelta di un aspetto della realtà in base al quale due eventi sono repliche l'uno dell'altro comporta che, sulla stessa base, un altro evento non sia, quasi per definizione, una replica dei primi due. La scelta individuale determina sia ciò che sarà considerato simile sia ciò che sarà considerato contrastante. Se si sceglie un aspetto per cui A e B sono simili, ma in contrasto con C, è importante notare, sottolinea Kelly, che è lo stesso aspetto di tutt'e tre, A, B, e C, che forma la base del costrutto. Kelly specifica che esiste allora un aspetto di A, B. e C, che si può indicare come z, rispetto al quale A e B sono simili e C si colloca in una posizione di contrasto. Questa è una nozione molto importante, sulla quale è costruita gran parte della psicologia dei costrutti personali, i quali implicano la presenza non di due elementi contrapposti , bensì di tre. In sostanza, ciò che Kelly propone è che tutti i costrutti seguano questa forma basilare di tipo dicotomico. All'interno del suo particolare ambito di validità un costrutto indica un aspetto di tutti gli elementi che giacciono entro di esso. Al di fuori dell'ambito di validità questo aspetto non è individuabile.

Di più, l'aspetto, una volta notato, è dotato di senso solo perché forma la base della somiglianza e del contrasto tra gli elementi nei quali è colto.

Un sistema di significati è composto interamente da costrutti di questo genere. In esso non v'è altro. La sua struttura organizzativa è fondata su costrutti di costrutti, in ordine piramidale o interconnessi in un sistema di relazioni ordinali. I singoli costrutti indicano un aspetto degli elementi che giacciono all'interno del loro ambito di validità, sulla base dei quali alcuni degli elementi sono simili ad altri ed alcuni sono in contrasto. Nel suo aspetto minimale un costrutto è un insieme in cui almeno due elementi sono simili tra loro e in contrasto con un terzo. Devono esservi quindi almeno tre elementi, o di più, naturalmente, per formare il contesto di un costrutto.

Il pensiero umano non è completamente fluido, segue alcune direttrici. Se l'individuo vuole pensare sensatamente a qualcosa deve seguire una rete di canali che ha tracciato egli stesso e solo collegando in modo diverso i vecchi può crearne di nuovi. Queste canalizzazioni (i costrutti, appunto) strutturano il suo pensiero e limitano il suo accesso alle idee degli altri.

Kelly a questo punto, si rende conto di una possibile domanda: ogni processo di pensiero è caratterizzato da questa struttura dicotomica? E tenta di rispondere attraverso l'interpretazione di alcune conversazioni svolte nell'ambito di sedute terapeutiche, allargando poi il discorso al linguaggio quotidiano. Lo studioso in sostanza afferma che il corollario della dicotomia corrisponde ad alcuni principi della logica formale. Inoltre, e questo è estremamente significativo, stabilisce un'analogia tra il pensiero vivente e le procedure delle "macchine pensanti", dei cervelli elettronici, rivelandosi, anche sotto questo punto di vista, un antesignano di percorsi di ricerca psicologica effettivamente sviluppatisi nei decenni successivi; a questo riguardo, occorre anche notare come l'analogia intuita tra i processi del pensiero umano e quelli del pensiero artificiale non impedisca a Kelly di coglierne anche l'irriducibile differenza: "la psicologia dei costrutti personali, con la sua enfasi sulla natura dicotomica dei costrutti che canalizzano i processi psicologici, è in pieno accordo con questa tendenza del pensiero scientifico. Ma la teoria dei costrutti personali non intende perdere di vista la formazione prematematica dei costrutti. Una macchina che seleziona, non importa quanto sia complessa, non è una macchina che pensa fintanto che dobbiamo selezionare i dati da introdurvi dentro. Insomma, il pensiero umano, rispetto a quello artificiale, ha l'irriducibile differenza della libertà, si può legittimamente dire, di scegliere i dati significativi per l'elaborazione dei suoi costrutti" (Kelly, 1955, p. 64).

Passando al cosiddetto "corollario della scelta" ("La persona sceglie per se stessa, in un costrutto dicotomizzato, quelle alternative attraverso le quali ha la maggiore possibilità di estendere e di definire, nel sistema, le anticipazioni di eventi"), il nostro precisa che ogni qual volta una persona si confronta con l'opportunità di compiere una scelta, tende a fare quella che sembra favorevole a fornire la miglior base per anticipare gli eventi successivi. In questo senso l'alternativa fondamentale è tra sicurezza ed avventura, a seconda dell'ampiezza dell'orizzonte individuale. Si possono avere vedute piuttosto rigide, e rivolgere allora l'attenzione alla definizione netta del proprio sistema di costrutti. Diversamente, se si tollerano incertezze e flessibilità, si può ampliare la prospettiva personale e sperare, così, di estendere il raggio di previsione del sistema di costrutti. In ogni caso si tratta di una decisione assunta attraverso un'elaborazione mentale.

Secondo Kelly, il sistema di costrutti individuale è composto da costrutti dicotomici, ma, all'interno del sistema di dicotomie, la persona costruisce la sua vita sull'una o sull'altra delle alternative rappresentate da ciascuna dicotomia. Ciò significa che queste dicotomie hanno un senso valoriale. Alcuni valori sono prettamente transeunti e rappresentano la semplice convenienza del momento. Altri sono molto stabili e rappresentano principi-guida; anche questi ultimi non sono necessariamente intellettualizzati ad un alto grado, e possono apparire, anzi, preferenze di tipo appetitivo.

La scelta, comunque, coinvolge il soggetto stesso nella selezione. Anche se si tratta di nient'altro che di un'ipotesi temporanea, la persona si coglie coinvolta in un processo di trasformazione orientato dagli eventi scaturiti dalla sua scelta. In qualche caso si tratterà allora di svolte esistenziali vere e proprie, in altri di semplici accostamenti "a destra" o "a sinistra".

Il carattere dicotomico dei costrutti e delle scelte valoriali conseguenti impedisce ogni ambiguità. Il "nero" non può essere "bianco"; ciò non impedisce di cogliere una certa gradualità ed anche una sorta di "relativismo"; afferma con efficacia Kelly, che in molti punti del suo libro principale si dimostra scrittore felice e piacevole: "Tra due oggetti, uno può essere più nero d'un altro; ma l'altro a sua volta non può essere anch'esso più nero del primo" (Kelly, 1955, p. 66).

Non bisogna d'altro canto dimenticare che i costrutti e gli elementi che li costituiscono non sono oggetti statici, ma processi; di conseguenza si deve riconoscere il carattere procedurale e diacronico delle scelte che ne sono quasi la concretizzazione pratica ed esistenziale.

Il carattere delle scelte, inoltre è orientato non soltanto all'anticipazione di singoli eventi specifici, ma ad ampliare la capacità di previsione degli eventi in generale; ciò significa, peraltro, che le scelte non orientano la previsione degli eventi nei dettagli, bastando una sorta di previsione di massima (l'esempio di Kelly è che si va a pesca senza sapere di preciso cosa si farà momento per momento e quali pesci si pescheranno). A questo riguardo, Kelly aggiunge che la scelta è orientata ad un'ulteriore elaborazione del sistema di costrutti, prima ancora che degli eventi concreti, elaborazione che può rivolgersi ad un'estensione o ad una definizione più specifica del sistema stesso o di singoli costrutti, o ad entrambe; in ogni caso si tratta sempre della ricerca di un significato più pieno delle esperienze della vita.

Le scelte dell'individuo devono poi essere considerate non solo singolarmente, nella loro specificità, ma nel più ampio contesto della loro globalità. Ogni singola scelta è inserita in una rete di connessioni con altre scelte ed ogni cambiamento specifico influenza non solamente una scelta, ma l'intera rete. Spesso, queste connessioni non sono completamente consapevoli, anzi, in molti casi lo sono solo in minima parte e talvolta non lo sono affatto; occorre, perciò, andare oltre la dimensione meramente intellettuale delle scelte e dei costrutti, per andare più in profondità. Kelly specifica, inoltre, che questo corollario consente di superare le aporie delle psicologie dello stimolo-risposta, della motivazione ecc., in quanto i concetti di costrutto dicotomico e di scelta sono, a suo avviso, sufficienti per rendere conto, nella loro dimensione di processi, delle dinamiche della condotta e del pensiero individuali, senza dover ricorrere ai concetti di "piacere", "ricompensa", "bisogno" e "soddisfazione" che sembrano guidare dall'esterno l'azione di esseri altrimenti inerti.

Il corollario seguente è quello dell'ambito di validità dei costrutti. "Un costrutto è valido soltanto per l'anticipazione di una gamma finita di eventi". Nessun costrutto può avere una validità indefinita. In realtà, ha un centro d'applicazione, che Kelly definisce con il termine geometrico "fuoco", ed un ambito d'estensione e di applicabilità. Per esemplificare, l'ideatore della psicologia dei costrutti personali ricorre al costrutto rispetto/spregio, che per qualcuno può essere applicabile ad una vasta gamma di relazioni interpersonali, e per altri, invece, solo a contesti, per esempio, di tipo giudiziario (il rispetto della corte, del giudice, di chi ha autorità). In queste differenze agiscono, di nuovo, le scelte personali; in generale, comunque, ogni costrutto ha un'applicabilità ben definita, che può variare in estensione, ma non superare mai determinate ampiezze. Altrimenti, lo scotto da pagare da parte del singolo individuo è l'inadeguatezza delle previsioni fatte con l'uso di un determinato costrutto, derivante dall'irrilevanza di quest'ultimo rispetto al campo d'applicazione.

Kelly fa, tuttavia, notare al lettore che l' "irrilevanza" non vuol dire contraddizione vera e propria. Se nella logica formale le dicotomie sono indicate nettamente come A e non-A, nella psicologia dei costrutti personali A è circondato da una zona intermedia, si può dire, che non è affatto soltanto una negazione di A, ma una zona di confine.

Questa impostazione pone molta attenzione e si mostra molto sensibile alla soggettività dei processi di applicazione dei costrutti; le dicotomie che li costituiscono sono sempre frutto dell'esperienza individuale e non si può confondere la rilevanza e l'appropriatezza logica dei concetti con la rilevanza e l'appropriatezza dei costrutti elaborati personalmente dai singoli. Gli elementi di contrasto e di somiglianza presenti nei costrutti devono sempre essere riferiti al sistema di riferimento della persona e non al senso comune o al linguaggio convenzionale.

Su questo piano possono esservi ampie zone d'ombra, ricche di contraddizioni inespresse, nei sistemi di costrutti del singolo individuo. Kelly ricupera e apprezza le intuizioni di Freud al riguardo, riconoscendo l'utilità pratica della massima freudiana, secondo la quale l'analista deve cercare di comprendere il paziente alla luce di ciò che non dice, piuttosto che di ciò che riesce ad esprimere.

A questo corollario segue il cosiddetto corollario dell'esperienza ("Il sistema interpretativo della persona varia a seconda di come in momenti successivi costruisce le repliche degli eventi"), con il quale lo studioso specifica che la manifestazione successiva degli eventi nella vita induce la persona a sempre nuove costruzioni e interpretazioni, ogni volta che accade qualcosa di inaspettato. Questa capacità di mantenere flessibile ed aperto il sistema di costrutti è l'unica garanzia per conservare il contatto con la realtà delle cose, e quindi si può ben vedere a questo punto come l'apparente soggettivismo di questa visione dei processi mentali, continuamente mutevoli e plastici, in fondo sia invece una costruzione posta a difesa del contatto con la realtà.

L'evolversi degli eventi costringe l'individuo ad un continuo processo di validazione del proprio sistema di costrutti, proprio come accade nel lavoro dello scienziato. Per questo Kelly pone l'accento più volte sulle analogie tra il lavoro dello scienziato e la vita della mente umana, di ogni uomo, e parla addirittura dell'uomo come scienziato (man as the scientist).

La validazione sostanzialmente rappresenta un processo di assestamento del sistema di costrutti individuale, delle sue caratteristiche strutturali. La sua costruzione è, infatti, una sorta di processo di raffinazione fatto di astrazioni e generalizzazioni, un modo di guardare agli eventi nella loro somiglianza con altri e non prendendoli ciascuno per sé, senza collegamenti. Queste caratteristiche di somiglianza e di regolarità emergono nel processo di costruzione del sistema.

I mutamenti nella struttura del sistema non sempre vanno nella direzione di un miglioramento, tuttavia, è un dato di fatto che i sistemi di costrutti si trasformano con il passare del tempo. Ed è proprio il tempo la dimensione fondamentale in cui sono immersi i costrutti stessi. Nella replicazione degli eventi, quando i nuovi si aggiungono alle "registrazioni" di quelli passati, la persona ha l'opportunità di riconsiderare i criteri sulla base dei quali il passato si lega al presente. In concreto, gli eventi nuovi sono ciascuno a se stante; solo l'astrazione consente all'individuo di cogliere gli aspetti replicativi degli eventi stessi.

Con questo corollario Kelly risponde alla domanda "filosofica" circa la natura dell'esperienza; la sua risposta è che l'esperienza è fatta dei processi di costruzione degli eventi nel tempo. Non è soltanto una mera successione di eventi; due persone possono assistere allo stesso evento e l'una trarne impressioni fortissime, mentre l'altra lo dimentica in poco tempo. Ciò è dovuto alla maggiore o minore significatività che quell'evento ha nel sistema di riferimento di ciascuno dei due.

Il corollario pone l'accento anche sul fatto che è la scoperta di temi ricorrenti negli eventi che accadono ad arricchire l'esperienza individuale. Solo quando l'uomo comincia a vedere un certo ordine nella sequenza degli eventi, comincia anche la sua "esperienza" di essi.

Con questo corollario, Kelly giustifica anche la sua scelta di non utilizzare più il concetto di "apprendimento", tipico della psicologia americana contemporanea; secondo questo studioso l'apprendimento non è una classe speciale di processi psicologici; è un sinonimo per indicare ciascuno e tutti i processi psicologici. Non si tratta di qualcosa che avviene qualche volta nella vita dell'individuo; è ciò che la caratterizza come persona innanzitutto. In un certo senso e paradossalmente, Kelly afferma che, proprio per dare al concetto di apprendimento la sua giusta importanza nell'economia dei processi mentali e del discorso psicologico è necessario eliminarlo dalla teorizzazione psicologica come "capitolo" a se stante e metterlo "in circolazione" come sottofondo di tutta la vita mentale umana. In questo modo, si accentua l'importanza dell'apprendimento attraverso il superamento di una sua considerazione specifica e settoriale.

Costruendo gli eventi (e tenendo in considerazione sempre il duplice significato di "costruire" in questa teoria), diviene possibile anticiparli cogliendone le regolarità; lo stesso sistema di costrutti deve essere dotato di "regolarità". La caratteristica essenziale della regolarità è la ripetizione, ma non quella di eventi "identici", ovviamente, poiché in tal caso non si potrebbe nemmeno parlare propriamente di evoluzione nel tempo, la regolarità trasformandosi quasi in "immutabilità"; Kelly intende la regolarità di alcune caratteristiche degli eventi che possono essere astratte da ciascuno di essi e applicate attraverso il tempo e lo spazio. Con una metafora poetica, Kelly illustra il concetto affermando che costruire/interpretare gli eventi è ascoltare le melodie di temi ricorrenti che si riverberano attorno a noi (Kelly, 1955, p. 76).

In ciò consiste essenzialmente ogni tipo di "apprendimento" della psicologia tradizionale. Il soggetto dirige i suoi processi di apprendimento alla ricerca di questi temi ricorrenti. "Tentativi" e "rinforzi" non sono altro che segmenti dell'esperienza che comincia ad apparire dotata di senso, senso che si può dire rappresenti il prodotto di un apprendimento riuscito. Quando un soggetto, in un esperimento sull'apprendimento non riesce a soddisfare le aspettative dello sperimentatore, sarebbe inappropriato dire semplicemente che "non ha imparato"; piuttosto, si dovrebbe dire che ciò che il soggetto ha imparato non è ciò che lo sperimentatore si aspettava.

Il corollario sulla "modulazione" dell'esperienza ("La variabilità in un sistema interpretativo personale è limitata dalla permeabilità dei costrutti, nell'ambito della gamma di validità dei quali si collocano le varianti") indica che i sistemi di costrutti personali sono composti di relazioni complementari sovraordinate e subordinate. I sistemi subordinati sono determinati da quelli sovraordinati e collocati nell'ambito di una loro "giurisdizione".

Un costrutto è, allora, permeabile e ammetterà nel suo ambito di validità nuovi elementi che non sono ancora costruiti/interpretati all'interno della sua struttura. Esistono, naturalmente, gradi relativi di permeabilità dei singoli costrutti e dei sistemi di costrutti.

Kelly specifica che, nel suo linguaggio, dire che un costrutto sia permeabile non vuol dire che sia debole, inconsistente, tenue. Può al contrario essere definito molto rigorosamente, avere una tendenza limitata al cambiamento ed essere fortemente legato al sistema personale. La permeabilità di un costrutto si riferisce solamente alla caratteristica di plasticità sua propria, vale a dire alla capacità di inglobare nuovi elementi, anche se Kelly ammette che la loro assimilazione può alterare la struttura del costrutto. Tuttavia, proprio questa elasticità consente al costrutto permeabile di essere dotato di una caratteristica indicata in inglese con il termine "resiliency", che in italiano è impiegata soltanto in fisica, per indicare la capacità dei materiali di sopportare le sollecitazioni esterne; la permeabilità garantisce, insomma, secondo Kelly, la "resilienza", vale a dire la stabilità dei costrutti, invece che la loro labilità. Inoltre, ricorrendo ad un'analogia di stampo epistemologico, lo studioso della Ohio University afferma che un costrutto permeabile differisce da uno im-permeabile come una teoria scientifica differisce da un'ipotesi da verificare, la quale dev'essere formulata in modo rigoroso per impedire dubbi sulla sua effettiva verifica, mentre una teoria rimane aperta ad aggiustamenti e variazioni.

I costrutti che si sostituiscono ad altri si possono considerare come varianti di questi ultimi. In pratica, specialmente nel suo lavoro clinico, Kelly si avvide del frequente apparire di costrutti di transizione che permettevano ai pazienti di passare da un sistema inefficace e fonte di disturbi mentali a sistemi di riferimento più validi, facendo leva proprio su quelle parti dei loro sistemi che presentavano la caratteristica della permeabilità, come sopra descritta.

Un altro corollario è quello della cosiddetta "frammentazione": "La persona può in momenti successivi impiegare una varietà di sottosistemi interpretativi che sono sul piano inferenziale incompatibili tra loro". Per Kelly i costrutti nuovi non sono sempre e necessariamente derivazioni dirette dei vecchi. Ciò vale sia nei casi di profonde riformulazioni dei sistemi individuali, sia nei casi quotidiani in cui si constata un'incoerenza nel comportamento in situazioni diverse di una stessa persona. Le incoerenze riscontrate ad un livello, possono essere assorbite rispetto ai sistemi di riferimento sovraordinati.

Per conoscere bene una persona, quindi, occorre studiare in profondità quale sia il suo sistema di riferimento reggente; cercare di analizzare singole parti della sua condotta o personalità risulta in definitiva alquanto improduttivo. Kelly su queste basi esprime perciò molta cautela nei riguardi dell'uso dei metodi di studio dell'individuo che si fondano su strumenti di analisi statistica, con i quali si compara il singolo con gruppi determinati di persone secondo un criterio.

Molto significativa ed interessante è la discussione che Kelly propone ai suoi lettori intorno al problema della coerenza personale; essa è a ben guardare un ideale certamente auspicabile, ma poco produttivo sul piano psicologico e psicoterapeutico. "Cosa è coerente, rispetto a che cosa?", si chiede Kelly.

La sua risposta è che, almeno in parte, coerenza ed incoerenza sono etichette soggettive, nel senso che ogni persona ha una sua concezione dell'una e dell'altra ed agisce di conseguenza, "coerentemente" con questa sua personale visione delle cose. Ciò va, però, riferito al postulato fondamentale, che vuole anche la coerenza riferita ad una valida capacità di anticipare gli eventi della vita.

In questa accezione, allora, la coerenza dei costrutti personali è strettamente legata alla loro permeabilità. Costrutti permeabili sono in grado di assorbire entro certi limiti incoerenze che possono servire all'individuo per anticipare positivamente gli eventi. Per questo obiettivo è necessario che i costrutti permeabili siano ben definiti, altrimenti lo scotto da pagare è la percezione di una dolorosa incoerenza. Viceversa, costrutti impermeabili si rivelano altrettanto inadatti a sopportare prove e mutamenti, come è evidente nel trattamento di pazienti nevrotici. In generale, l'insuccesso nella conservazione della coerenza comporta un irrigidimento della vita mentale complessiva e la riduzione dei costrutti a forme semplificate di tipo quasi infantile.

La psicologia dei costrutti personali, nella sua ambizione di rappresentare ed abbracciare l'intero campo della ricerca psicologica e, quindi, di presentarsi come una psicologia generale e della personalità in tutti i suoi aspetti, dedica ampio spazio anche ai fenomeni di psicologia "sociale" e, in particolare, ai processi e alle relazioni interpersonali. Anche in questo caso, tuttavia, anziché proporre la trattazione degli aspetti relativi in maniera separata e indipendente, come avviene nelle presentazioni "tradizionali", che ne fanno vere e proprie "psicologie" a se stanti, Kelly raggruppa i fenomeni relazionali nella sua teoria complessiva, facendone l'oggetto di un corollario derivante dal postulato fondamentale. Secondo questo corollario, detto, con un neologismo, della "comunabilità" (commonality), "nella misura in cui una persona impiega un'interpretazione dell'esperienza che è simile a quella impiegata da un'altra persona, i suoi processi psicologici sono simili a quelli dell'altro").

Secondo questa teoria, è possibile che due persone, coinvolte negli stessi eventi reali, ne facciano esperienze differenziate, perché i loro processi di costruzione sono differenti (cfr. sopra, quanto detto a proposito del corollario dell'individualità). Il corollario della "comunabilità" è, in qualche modo, simmetrico rispetto a quello dell'individualità, nel senso che, se due persone impiegassero la stessa costruzione dell'esperienza, i loro processi psicologici sarebbero affini, quasi una duplicazione l'uno dell'altro. Quest'affermazione non deve essere, tuttavia, intesa nei termini, assai simili, delle psicologie "stimolo-risposta", afferma Kelly, ponendo in rilievo che l'esperienza a cui egli si riferisce è essa stessa un processo ed una costruzione.

In questo modo è possibile offrire una spiegazione adeguata della possibilità che due persone agiscano e pensino in maniere molto simili, pur avendo vissuto percorsi esistenziali, com'è inevitabile, estremamente vari; non sono i fatti concreti che costituiscono l'esperienza di una persona, dal punto di vista psicologico, ma i modi con i quali li costruisce. La somiglianza non è tra eventi reali, ma nei processi di costruzione/interpretazione di essi. Kelly precisa, in effetti, che sarebbe improprio anche questo modo di esprimersi: sul piano fenomenologico, infatti, non è possibile che due persone possano avere gli stessi processi psicologici e le stesse costruzioni/interpretazioni di eventi. Ciò non sarebbe, sulla base del suo stesso corollario, realistico. Il suo significato è che, nella misura in cui interpretiamo le costruzioni di due persone come similari, possiamo prevedere che i loro processi psicologici possono anche essere interpretati come similari.

A questo riguardo Kelly specifica ulteriormente il suo punto di vista. In primo luogo, la misura della somiglianza e della differenza è sempre parziale; dire che Giacomo è diverso da Giovanni non vuol dire che Giacomo e Giovanni non hanno assolutamente nulla in comune; e lo stesso vale nel caso inverso, affermando che i due sono simili.

Parlando, poi, della costruzione individuale dell'esperienza, Kelly specifica ulteriormente che la somiglianza non è da cogliere sul piano storico-biografico, ma sul piano del modo in cui si selezionano gli eventi significativi (Kelly usa l'espressione "stock-taking" per indicare il processo a cui si riferisce, quasi uno "stoccaggio" dell'esperienza). Inoltre, non è nemmeno necessario che le interpretazioni/costruzioni di eventi siano fortemente verbalizzate. Anzi, secondo questo studioso è possibile il caso di costruzioni di eventi psicologicamente simili, descritte dai singoli interessati con parole differenti, e viceversa, quello di parole analoghe per indicare processi interpretativi alquanto distanti fra loro.

Con questo corollario Kelly reputa di aver fornito anche un'interpretazione psicologica dei fenomeni "culturali"; in senso psicologico una "cultura" è un insieme organico di modi simili di costruire e anticipare gli eventi che i membri di un gruppo adottano e mettono in comune. Da questa prospettiva, le cosiddette "aspettative sociali" possono anch'esse ricondursi ad analogie nell'uso di costrutti interpretativi della realtà, in particolare esse possono essere intese come "anticipazioni di eventi" ai quali i singoli possono adattarsi e sulle quali stabilire la propria condotta.

L'ultimo corollario della teoria di Kelly, nella sua ossatura essenziale, è quello della cosiddetta "socialità": "Nella misura in cui la persona riesce a interpretare i processi costruttivi di un'altra, può svolgere un ruolo in un processo sociale che coinvolge l'altra persona".

Kelly osserva con perspicacia che la psicologia sociale e le correnti interpretazioni "culturalistiche" non spiegano sufficientemente i processi di sviluppo, il "progresso" delle società, che non sono entità statiche, ma dinamiche. Somiglianze o differenze nello sfondo culturale non giustificano l'instaurarsi o il venire meno dell'armonia sociale. Non basta avere una comune visione della cose, ma anche la disponibilità a metterla in comune, a condividerla, ad accettare quelle degli altri. Di questa accettazione Kelly fa uno specifico corollario, affermandone l'imprescindibilità ai fini di un giusto ordinamento della vita sociale. La psicologia dei costrutti personali riconosce che la base dell'interazione sociale è il riconoscimento degli sforzi che gli altri fanno nella costruzione personale della propria esperienza e che la psicologia sociale deve essere una psicologia della comprensione interpersonale, non semplicemente una psicologia della comprensione comune di singoli gruppi o popolazioni.

Molto importante è pure l'affermazione che esistono differenti livelli nella costruzione personale del pensiero degli altri. Kelly, per spiegarsi, ricorre a vari esempi, come quello del traffico automobilistico, in cui i singoli guidatori anticipano il comportamento degli altri sulla base di pochissimi elementi, tralasciando tutti quelli non necessari rispetto allo scopo della guida; questo esempio è molto utile per comprendere il legame inscindibile presente, nella terminologia usata da Kelly, tra interpretazione, costruzione e anticipazione degli eventi.
La comprensione dell'altro come comprensione dei suoi processi di costruzione della realtà e come anticipazione del suo modo di pensare e di agire è alla base di tutte le relazioni interumane complesse, come quelle matrimoniali o quelle psicoterapeutiche. La profondità della comprensione interpersonale consente all'individuo sia di stabilire un rapporto armonico tra le persone sia di agire efficacemente all'interno del proprio gruppo.

L'intera gamma delle relazioni interpersonali può essere vista, in sostanza, secondo la psicologia dei costrutti personali, come l'insieme delle modalità di comprensione, adattamento e anticipazione del pensiero e della condotta altrui. Kelly parla, in proposito, di "assunzioni di ruolo", intendendo con il termine "ruolo" modelli di comportamento (non statici, ma dinamici) che derivano dalla comprensione che l'individuo sviluppa sul modo in cui gli altri pensano e agiscono. In un certo senso, afferma Kelly, un ruolo è la posizione che si può ricoprire in un gruppo senza attendere segnali espliciti per orientare il proprio comportamento.

Ciò significa che il ruolo sociale è strettamente legato ai costrutti personali dell'individuo, al modo in cui, globalmente, egli concepisce la propria collocazione sociale, per quanto ridotta, frammentaria o distorta possa essere.

Il ruolo sociale, inoltre, non è una realtà statica, ma dinamica, da cogliere come un processo interattivo continuo con gli altri, con i ruoli degli altri. Da ciò consegue che non basta l'elaborazione personale, affinché un ruolo sociale si sviluppi compiutamente, ma occorre anche che gli altri membri del gruppo sviluppino i propri e che ciascuno costruisca un proprio modo di vedere il ruolo degli altri.

Un'ulteriore conseguenza è che possono verificarsi situazioni di difficoltà, incomprensione, nonché di vera e propria patologia, qualora la comprensione non sia reciproca. La reciprocità non significa, comunque, uniformità. In termini di costrutti, è possibile una relazione di gruppo anche senza che i sistemi di costrutti individuali siano simili. Ciò è molto importante per spiegare i processi d'interazione tra psicoterapeuta e paziente, consentendo una riformulazione dei concetti freudiani di transfert e controtransfert. Per essere in grado di comprendere gli altri occorre molto più che una somiglianza nel modo di pensare. Per vivere insieme in armonia, ognuno deve comprendere l'altro, ma ciò è diverso dal dire che ciascuno debba comprendere le cose allo stesso modo dell'altro e questo è un punto molto delicato in tutte le relazioni interpersonali. Per esemplificare le proprie affermazioni, Kelly ricorre alle relazioni tra i sessi: la possibilità di una vita mirabilmente armoniosa tra uomo e donna, pur essendo per natura portati a vedere il mondo in modi diversi, testimonia che la comunanza di vedute è solo un elemento particolare nell'economia delle relazioni tra persone.

E' solo il caso, in questa sede, di ricordare come Kelly proceda da queste sue affermazioni a definire i fenomeni di "leadership" all'interno dei gruppi. La psicologia dei costrutti personali si presenta effettivamente come una teoria onnicomprensiva, in grado, almeno sul piano formale, di abbracciare l'intero panorama delle discipline psicologiche, con notevoli propensioni alla dimensione inter e transdisciplinare, seguendo anche sotto questo riguardo lo spirito ed il metodo della filosofia di Dewey.

In conclusione, si può forse legittimamente affermare che due sembrano essere le linee ispiratrici del lavoro di Kelly negli anni Cinquanta: da un lato, il prevalente ed esplicito richiamo, appunto, allo strumentalismo presente nella cultura americana del tempo, peraltro in un periodo in cui la psicologia era già sotto l'egemonia della scuola behavioristica e, quindi, con una presa di posizione ferma da parte di Kelly in direzione di un modello di ricerca psicologica "alternativo"; da un altro lato, la teoria di Kelly appare in grado, forse più delle altre espressioni della psicologia nordamericana, di dialogare anche con le scuole psicologiche di matrice europea, grazie all'attenzione e alla sensibilità verso i problemi sollevati soprattutto dalle scuole "fenomenologiche".

Si può accennare soltanto, in questa sede, ma meriterebbe una più approfondita discussione, al fatto che la psicologia di Kelly appare a tratti, specialmente nelle parti in cui lo studioso affronta i problemi della psicoterapia e del role-playing, avvicinabile anche ad indirizzi legati in vario modo all'esistenzialismo ed alla psicologia umanistica; d'altra parte, nell'opera principale di Kelly, sono presenti in più luoghi riferimenti alle posizioni di Allport e di Rogers, riferimenti che non sono mai critici ed, anzi, in genere esprimono la convinzione dello studioso di un'affinità parziale tra la sua teoria e aspetti particolari dell'opera dei due psicologi citati.


5. Psicologia dei costrutti personali e pedagogia

Sul piano delle indicazioni utili dal punto di vista pedagogico, si può facilmente rilevare, dalla breve descrizione sopra sviluppata, come la psicologia dei costrutti personali, pur presentandosi e ponendosi esplicitamente in un ambito di psicologia generale, con particolare riferimento allo studio della personalità e alla psicoterapia, abbia in sé, almeno implicitamente, numerosi aspetti che la rendono utilizzabile anche in chiave pedagogica.

E', anzi, lecito dire che ciascuno dei principi fondamentali della teoria di Kelly possa essere interpretato e applicato in senso pedagogico ed in un ambito educativo e scolastico. Vale la pena, in conclusione, di accennare qualche possibilità in questa direzione, tenendo presente che questa psicologia concepisce l'uomo in senso profondamente unitario ed organico, "olistico", per così dire, mettendo tra parentesi tutte le distinzioni tra sviluppo intellettuale/culturale ed altre forme dello sviluppo (affettivo, morale, ecc.). Evidentemente, a questa concezione corrisponde una concezione altrettanto unitaria dei processi di formazione, con una sensibilità particolare, peraltro, non tanto verso lo sviluppo delle "conoscenze", quanto verso la costruzione della realtà e dell'esperienza personali, nell'inestricabile connessione dei suoi aspetti cognitivi ed affettivi, che per la psicologia dei costrutti personali sono due facce della stessa medaglia. La differenziazione corrente e comunemente accetta tra educazione familiare, prevalentemente orientata in senso affettivo, ed educazione scolastica, invece principalmente rivolta allo sviluppo intellettuale e culturale, cadrebbe, di fronte all'impegno fondamentale di ogni educatore (genitore, insegnante, animatore sociale, ecc.) di fornire ai giovani un ambiente favorevole allo sviluppo libero di se stessi, riconoscendo a tutti la piena facoltà di orientarsi nella vita in maniera originale, "soggettiva", vale a dire costruendo liberamente la propria interpretazione dell'esperienza, la propria visione del mondo, quindi anche gusti e inclinazioni individuali.

Il postulato fondamentale ("Lo sviluppo della persona è canalizzato dal punto di vista psicologico dai modi in cui anticipa gli eventi") consente di formulare un unico obiettivo generale dell'educazione, che diventa la formazione dell'individuo allo sviluppo di una visione del mondo originale, coerente, aperta, critica, capace di misurarsi con la realtà che lo circonda.

Il primo corollario della teoria ("La persona anticipa gli eventi attraverso la costruzione delle loro riproduzioni") consente di specificare un possibile "metodo" formativo, fondato sull'esperienza diretta e sulla predisposizione di ampie e numerose possibilità di misurarsi con gli eventi concreti per sviluppare nei soggetti in formazione attitudini adeguate ad una costruzione efficace e coerente dell'esperienza personale.

Il secondo corollario ("Le persone differiscono l'una dall'altra nelle costruzioni individuali degli eventi") suggerisce di porre alla base di ogni metodo e di ogni contesto formativo il riconoscimento dell'individualità e della soggettività dei processi di costruzione dell'esperienza, per cui si deve ammettere la sostanziale inutilità di un insegnamento standardizzato, omogeneo per tutti, poiché ciascun individuo, ciascun allievo lo rielaborerà originalmente. Molto più validi sono allora i metodi d'insegnamento individualizzato, certamente più coerenti con l'assunto della teoria di Kelly.

Anche il terzo corollario ("Ciascuna persona si sviluppa in maniera peculiare per il suo orientamento nell'anticipazione degli eventi, poiché ogni sistema interpretativo abbraccia relazioni di tipo ordinale tra costrutti") è traducibile sul piano pedagogico, orientando le attività formative alla strutturazione coerente delle relazioni ordinali tra costrutti. Uno degli scopi principali dell'educazione può configurarsi, alla luce di questa teoria, come attenzione prioritaria, non tanto allo sviluppo di particolari competenze, ma ad un'armonica visione del mondo, fornendo gli strumenti per stabilire positivamente la propria relazione con gli altri.

Il quarto corollario ("Il sistema interpretativo di una persona è composto da un numero finito di costrutti dicotomici") sottolinea l'importanza delle "scelte" operate dal singolo individuo nella costruzione della propria visione del mondo; la sensibilità dell'educatore dovrebbe allora rivolgersi all'individuazione dei momenti di "crisi" dei ragazzi a lui affidati, orientando i singoli verso una costruzione dell'esperienza aperta, flessibile, non stereotipata o preconcetta.

La ricaduta pedagogica del quinto corollario ("La persona sceglie per se stessa, in un costrutto dicotomizzato, quelle alternative attraverso le quali ha la maggiore possibilità di estendere e di definire, nel sistema, le anticipazioni di eventi") si può considerare strettamente connessa a quella accennata per il corollario precedente. Il compito dell'educatore diviene quella di consentire all'allievo di costruire un sistema di riferimento il più possibile ampio e coerente rispetto al fine essenziale dell'anticipazione degli eventi.

La limitatezza dell'ambito di validità dei singoli costrutti e, tendenzialmente, di ogni sistema di costrutti, vale a dire, di ogni visione individuale del mondo, messa in luce dal sesto corollario ("Un costrutto è valido soltanto per l'anticipazione di una gamma finita di eventi") e la mutevolezza, la continua evoluzione del lavoro di costruzione dell'esperienza individuale, sottolineata dal settimo ("Il sistema interpretativo della persona varia a seconda di come in momenti successivi costruisce le repliche degli eventi") inducono a tener presente come anche nei processi formativi si debba sempre tener presente il carattere "provvisorio" e non definitivo delle tappe dello sviluppo personale. Questa provvisorietà, ben lungi dall'essere un limite, rappresenta invece una grande ricchezza dell'uomo, in grado di arricchire sempre più la propria visione del mondo, di riorientare la propria esistenza nei momenti di crisi, in una parola di "cambiare". Il carattere "plastico" dell'individuo e del suo rapporto dinamico con l'ambiente, che sembrano richiamarsi soprattutto alle ultime formulazioni date da Dewey alla sua filosofia, durante la collaborazione con Arthur Bentley, sono, si può dire, il più autentico "valore" pedagogico, che gli educatori devono custodire e mettere a frutto.

L'ottavo corollario ("La variabilità in un sistema interpretativo personale è limitata dalla permeabilità dei costrutti") ed il nono ("La persona può in momenti successivi impiegare una varietà di sottosistemi interpretativi che sono sul piano inferenziale incompatibili tra loro") confermano quanto già è stato detto, con l'indicazione in aggiunta di un lavoro formativo volto alla costruzione di sistemi "permeabili", vale a dire dotati di quella flessibilità interna in grado di assorbire le incoerenze derivanti dalle suggestioni della realtà esterna e del rapporto dell'individuo stesso con il suo ambiente.

Infine, la psicologia dei costrutti personali può applicarsi all'educazione cosiddetta "sociale", con le sue peculiari caratteristiche di sensibilità verso le problematiche delle relazioni interpersonali e della percezione degli altri, che per molti versi si richiamano ad un altro grande esponente del pragmatismo americano, George H. Mead, e che appaiono in grado di cogliere la profondità e la pluralità dei livelli entro cui si strutturano i processi di comunicazione, inclusi quelli della comunicazione educativa, in ambito scolastico e in ambito familiare - cfr. il decimo corollario ("Nella misura in cui una persona impiega un'interpretazione dell'esperienza che è simile a quella impiegata da un'altra persona, i suoi processi psicologici sono simili a quelli dell'altro") che pone in evidenza processi che, in campo formativo stanno alla base delle "affinità elettive" quotidianamente osservabili nelle classi, nelle comunità e anche nelle famiglie, e l'undicesimo ("Nella misura in cui la persona riesce a interpretare i processi interpretativi di un'altra, può svolgere un ruolo in un processo sociale che coinvolge l'altra persona"), che sottolinea l'importanza, nei processi formativi, del riconoscimento degli altri, della loro comprensione, dello sviluppo delle capacità di cogliere l'interiorità dei singoli per garantire un'armonica crescita dei sentimenti sociali positivi.

In definitiva, la psicologia dei costrutti personali di Kelly, nonostante siano passati oltre quarant'anni dalla sua prima, compiuta elaborazione, appare ancora di grande attualità ed utilità per pedagogisti e formatori e se ne può auspicare, quindi, senza timore di anacronismi, una più diffusa conoscenza sul piano teorico-storico e su quello applicativo, potendola considerare un valido strumento nel bagaglio culturale e professionale degli insegnanti, degli educatori ed anche dei genitori.


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