Università degli Studi di Palermo

Prof. Maurilio Caracci

Corso di Laurea in Scienze della comunicazione (V.O.) e Diploma Universitario in Tecnica Pubblicitaria

Materia: Marketing

Libri di testo e dispense utili al completamento del programma

I pop-up sono invasivi. E non rendono
di Salvatore Romagnolo

Il tasso di clic dei pop-up è decisamente basso, arriva appena al 2% secondo quanto emerso da uno studio britannico, che getta l'ennesima ombra sull'efficacia reale delle finestre pubblicitarie


Se si considerano gli internauti che cliccano per errore sul pop-up pensando di chiuderlo, il tasso di clic di questo formato pubblicitario non sarebbe del 20% come alcuni studi sostengono, ma solo del 2%. Le campagne pubblicitarie online veicolate da pop (up e under) hanno un rendimento di capitale investito quasi nullo. Questo almeno quanto sostiene un nuovo studio della società britannica Bunnyfoot Universality, specializzata in Interactive Consultancy.

Dopo la diffusione di questa relazione, il 90% dei fondi di bilancio, destinati dagli inserzionisti alle campagne pop-up, sono investimenti in perdita netta. Il problema è nel formato, che non sarebbe così efficace come sembrava in un primo momento, anzi, non farebbe che accrescere la frustrazione e la sfiducia degli utenti nei confronti del marchio e del sito che ospita tale pubblicità.

Bunnyfoot Universality trae le sue conclusioni da un'indagine, svolta lo scorso giugno, sul tasso di clic reale ottenuto dalle creazioni pubblicate inserite in una finestra di pop. Questo tasso sarebbe vicino al 2%, mentre inserzionisti e pubblicitari affermano, in genere, che è di circa il 20%. L' Interactive Consultancy britannica ottiene questo dato assolutamente divergente, prendendo in considerazione l'intenzione degli internauti nei suoi calcoli. Nove volte su dieci, infatti, gli utenti interrogati e osservati dai ricercatori della società, ciccano sul pop-up per errore, nel tentavo di chiuderlo.

Sconcertati dalle astuzie tecniche messe a punto dagli inserzionisti, come il mascherare il bottone "Chiudi", i surfer finiscono per cliccare, senza volerlo, sul link pubblicitario. Sempre secondo gli esperti britannici, poi, le difficoltà incontrate dagli utenti per chiudere una finestra pubblicitaria sono scontate, fuori dubbio.

Un utente medio impiega circa 59 secondi per portare a termine l'operazione di chiusura di un pop, mentre la durata di comparsa di queste finestre standard non eccede, generalmente, i 2,5 secondi. La ricerca qualitativa realizzata, mostra anche che le persone, se messe davanti a un pop-up, desiderano soprattutto impedirne la visualizzazione.

La metà delle pubblicità è così chiusa prima della fine del download e, anche quando le creazioni appaiono, il logo dell'inserzionista è visto soltanto nel 2% dei casi. Questi risultati confermano le conclusioni tratte da una prima relazione della società britannica, pubblicata all'inizio di quest'anno, secondo le finestre di pop-up danneggiano la reputazione degli inserzionisti e dei siti ospitanti. Bunnyfoot Universality va ancora oltre, affermando che gli internauti apprendono a ignorare completamente i pop e il loro contenuto: finestre troppo intrusive che non apportano alcun valore aggiunto al sito che stanno visitando.

Non a caso, nella sua lotta alle finestre invasive, l'utente può ormai contare su validi aiuti: strumenti sviluppati dai browser o da noti siti Internet, che permettono di bloccarle. Dopo Netscape, Mozilla e Opera, infatti, la prossima versione di Internet Explorer dovrebbe integrare un sistema che permette di limitare la loro visualizzazione, mentre Google o Yahoo! offrono barre di navigazione Web supplementari in grado di porre fine alle seccature.


 

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